
Sembra debba cercarmi un lavoro.
Ho fatto il primo colloquio... le cose sono andate, più o meno, così.
I personaggio coinvolti sono la selezionatrice lobotomizzata e io - che per l'occasione avevo studiato come affrontare un colloquio.
Il luogo in cui è avvenuto il tutto è una sala riunioni di un'azienda con troppi vetri (la sala riunioni non l'azienda) per sospettare di non essere osservato.
La data è irrilevante.
-Ho fatto il liceo... bla bla bla... poi mi sono laureato... bla bla bla...-
-Com'erano i suoi voti?-
-Discreti, tranne qualche insufficienza di tanto in tanto in musica e arte.-
-Non le piace l'arte?-
A quanto ho capito anche se fossi Picasso o Magritte devo evitare accuratamente di parlare di arte. Se tirassi fuori qualcosa di creativo o artistico ci sono già pronte mille domande per me che mi porterebbero a rientrare perfettamente nel profilo A) troppo pieno di iniziativa e di inventiva, magari creativo e capace di pensare fuori dagli schemi che -e qui entrano i loro anni di studio di psicologia del lavoro- è inadatto a qualsiasi ruolo in una società moderna.
La creatività o è positiva o, come nel 90% dei casi, negativa. Non è mai neutra in un giudizio. Meglio non rischiare.
-Non sono mai stato una cima.- Allora... niente matematica perchè secondo i loro libri quelli bravi in matematica sono solitari. Andiamo giù di mix spiazzante.
-Storia. Chimica. Scienze.-
-Altre materie in cui aveva difficoltà?-
-Letteratura e lingua.-
Ora sono ufficialmente la macchina non pensante che loro vogliono.
-Faceva attività extra curriculari?-
Uno sport di squadra è fondamentale, devo sapermi relazionare. Niente di eccentrico: la media andrà bene.
-Giocavo a calcio in una squadra di seconda categopria.-
Ecco il mio capolavoro... un profilo perfettamente bidimensionale, privo di personalità o di spunti interpretabili, assolutamente malleabile e versatile per un qualunque ruolo per cui la selezione viene effettuata in modo "scientifico".