domenica

IMPARANDO L'UMANITA'





Come ogni essere umano che sopravviva alla selezione naturale, pur non essendo abbastanza forte nè abbastanza intelligente, imparo a colpire alle spalle.
Funziona.

lunedì

SALUTI DA INDUSTRIA




Caro Kubilai,
durante il mio viaggio ho fatto tappa nella città di Industria.
Qui tutto è perpendicolare cosicchè nessuno si perda. Qui le strade sono larghe cosicchè le macchine possano sorpassarsi e non perdere tempo incolonnandosi.
Qui non ci sono semafori ma rotonde, cosicchè quelli più intraprendenti possano passare prima senza dover aspettare. Qui tutto il bello è lontano da dove si lavora ed è a pagamento in modo che non sembri una cosa dovuta. Qui si lavora su turni cosicchè non si rimanga, nemmeno per un minuto, senza produrre ricchezza.
Caro Kubilai,
a Industria, ovviamente, non si lavora e basta.
Qui, quando non si lavora, si va a spendere i soldi guadagnati.
Qui ci sono strade, senza macchine, piene di negozi. Ci sono grandi edifici, caldi d'inverno e freschi d'estate, pieni di negozi. Per trovare tutto senza perdere tempo. Qui tutti rincorrono una macchina vistosa perchè gli altri possano notarla. Qui ci sono dei vestiti col nome di chi li ha fatti per far capire agli altri quanto sono costati.
Caro Kubilai,
a Industria, però, non si parla con gli estranei. Qui tutti hanno paura di tutti. Qui nessuno si fida di nessuno. Qui si litiga per poco. Qui di rado si vedono gesti cortesi.
Caro Kubilai,
Industria non la capisco. Tutti quelli che ci abitano sono incazzati, scontenti, insoddisfatti, tristi ma continuano ad abitarci e a viverla secondo le convenzioni di cui ti ho scritto.
Caro Kubilai,
- per sdrammatizzare -
baci da Industria.

L'ATTORE



Una cosa fighissima che fanno gli umani è impersonificare altra gente. Certi umani. Certi vengono anche pagati per farlo. Certi vengono pagati e questa cosa dell'impersonificare altri diventa il loro lavoro. Certi, infine, lo fanno per lavoro, vengono quindi pagati e lo fanno davanti ad altra gente. Questi sono gli attori.
Questo Andrea fa l'attore - è per questo (spero) che fa quei movimenti strani che vedete nelle foto.
In fondo io dissimulo, ogni giorno, la mia dimistichezza nell'avere a che fare con le cose terrestri anche se poco dopo corro a stupirmene su carta.
Ora provo a fingere anche qui... vi voglio bene tutti. Com'è venuta?

IL CENTRO DEL MONDO


Scusate l'assenza. Ero morto per qualche giorno.
Ne ho approfittato per riposarmi e per analizzare il sistema economico degli umani.
Quello che vedete è il centro del loro sistema economico.
Non ho ancora le idee ben chiare ma ho notato che, per esempio, la stampante comprensiva delle cartucce costa meno delle cartucce da sole o che le testine del rasoio costano più del rasoio comprensivo delle testine.
Riparare un frullatore o un telefono cellulare costa di più che comprarne uno nuovo.
I vestiti dopo un anno sono già molto diversi da quelli che permettono di rimanere mimetizzati tra gli altri e anche quando ci si ispira alla roba di qualche anno prima viene fatto in modo che sia diversa e che quella di sette anni prima sembri lo stesso vecchia.
Ora non ho ben chiaro come funziona il tutto ma sembra che tutto ciò che viene prodotto sia destinato a essere buttato prima del previsto o comunque sia creato perchè diventi più facile buttare che riparare.
Poi si lamentano che sono nella spazzatura fino al collo.
Finiranno come il pianeta Spillinus.
Lo so... sono andato fuori tema.
Giuro, appena organizzo le idee, provo a parlarvi dell'economia del pianeta terra.

CIBOIA


Ho scoperto il cibo.
Devo cominciare a nutrirmi come gli umani, le pillole ipersazianti che mi ero portato da casa mia sono finite. Me le avevano concesse per attutire lo shock da troppi cambiamenti.
Mi sono documentato sul cibo. Sono un vero secchione.
Bisogna mangiare sano, bene, poco condito sennò muori. Col tempo, è ovvio.
Sono andato in questo posto che fa solo cibi sani e... boh? Niente di eccezionale.
Poi mi sono chiesto perchè le persone dovrebbero ostinarsi a mangiare cose che fanno male pur sapendolo. Quindi ho indagato in un ristorante vero.
Beh... hanno ragione loro.

giovedì

A COLLOQUIO #1


Sembra debba cercarmi un lavoro.
Ho fatto il primo colloquio... le cose sono andate, più o meno, così.
I personaggio coinvolti sono la selezionatrice lobotomizzata e io - che per l'occasione avevo studiato come affrontare un colloquio.
Il luogo in cui è avvenuto il tutto è una sala riunioni di un'azienda con troppi vetri (la sala riunioni non l'azienda) per sospettare di non essere osservato.
La data è irrilevante.
-Ho fatto il liceo... bla bla bla... poi mi sono laureato... bla bla bla...-
-Com'erano i suoi voti?-
-Discreti, tranne qualche insufficienza di tanto in tanto in musica e arte.-
-Non le piace l'arte?-
A quanto ho capito anche se fossi Picasso o Magritte devo evitare accuratamente di parlare di arte. Se tirassi fuori qualcosa di creativo o artistico ci sono già pronte mille domande per me che mi porterebbero a rientrare perfettamente nel profilo A) troppo pieno di iniziativa e di inventiva, magari creativo e capace di pensare fuori dagli schemi che -e qui entrano i loro anni di studio di psicologia del lavoro- è inadatto a qualsiasi ruolo in una società moderna.
La creatività o è positiva o, come nel 90% dei casi, negativa. Non è mai neutra in un giudizio. Meglio non rischiare.
-Non sono mai stato una cima.- Allora... niente matematica perchè secondo i loro libri quelli bravi in matematica sono solitari. Andiamo giù di mix spiazzante.
-Storia. Chimica. Scienze.-
-Altre materie in cui aveva difficoltà?-
-Letteratura e lingua.-
Ora sono ufficialmente la macchina non pensante che loro vogliono.
-Faceva attività extra curriculari?-
Uno sport di squadra è fondamentale, devo sapermi relazionare. Niente di eccentrico: la media andrà bene.
-Giocavo a calcio in una squadra di seconda categopria.-
Ecco il mio capolavoro... un profilo perfettamente bidimensionale, privo di personalità o di spunti interpretabili, assolutamente malleabile e versatile per un qualunque ruolo per cui la selezione viene effettuata in modo "scientifico".

+ 20 RISPETTO ALLA MEDIA

Sono alto 1,96.
Molto più alto della media.
Le persone si relazionano con me debuttando con un "quanto sei alto?" ancora prima del chiedermi il nome.
La cosa, ammettiamolo, provoca anche un po' di invidia ed è proprio per quello che le persone trattano l'altezza come una diversità di cui si può chiedere i dettagli o su cui si possono fare osservazioni.
Non sentirete mai chiedere a uno grasso quanto pesa e fare ironia sui suoi 120 kg o a uno basso rispondere alla domanda "davvero sei alto 1 metro e 50?"
I miei capi mi hanno fatto alto, immagino, per farmi un piacere.
Certo i 20 centimetri in più della media mi danno una visione d'insieme, mi permettono di aiutare le vecchiette al supermercato a prendere i prodotti più in alto, mi permettono di giocare a pallavolo malgrado sia scoordinato e alle ragazze piaccino quelli alti.
I 20 centimetri in più della media, però, nei locali con la musica alta mi escludono da ogni conversazione.
I 20 centimetri in più della media mi fanno essere scomodo in macchina, in treno, in autobus, in aereo, alla scrivania e a tavola.
I 20 centimetri in più mi fanno uscire i piedi fuori dal molti letti.
I 20 centimetri in più devono essere retti in piedi da un 48 e mezzo di scarpe e sfido chiunque a trovarle facilmente. Io entro nel negozio e devo debuttare con la domanda "avete il 48?" e poi si cerca di scegliere il modello meno brutto.
I 20 centimetri in più non mi permettono di incrociare facilmente gli sguardi.
Questa Debora, per esempio, di colore avrà gli occhi?